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"I giovani dirigenti: nuovi bisogni formativi
e nuove metodologie"

 

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INDICE

1. Premessa
2. L’excursus formativo
3. Il percorso professionale

4. La formazione fruita

5. Le attese sulla formazione
 


1.  Premessa

I giovani dirigenti pubblici stanno sempre più formandosi sulla cultura della gestione manageriale, portandola nella propria esperienza insieme al valore della responsabilità per gli obiettivi assegnati. D’altra parte, il nuovo modello di dirigenza pubblica tende sempre più verso il profilo dell’organizzatore e del gestore di risorse, ampliando i fabbisogni di formazione in un contesto in cui è particolarmente avvertita l’esigenza di un avvicinamento del management pubblico al management privato (favorendo lo scambio di esperienze), e in cui la crescita di competenze richiede l’acquisizione nella pubblica amministrazione di nuove professionalità (informatici, statistici, esperti in comunicazione, economisti) con nuove modalità di reclutamento.
Già nella scorsa edizione del Forum della P.A. fu presentata una ricerca promossa dal Dipartimento della Funzione Pubblica e realizzata dall’Istituto Tagliacarne in cui emergevano con chiarezza temi salienti per la crescita delle professionalità presenti e future del mondo pubblico, ed in particolare della dirigenza: nuovi profili professionali (dove l’accezione del termine vale da nuovo per l’amministrazione a innovativo in senso più generale), nuovi sistemi di reclutamento, nuove modalità di gestione delle risorse assegnate.
Questa indagine, promossa dalla Associazione giovani classi dirigenti delle pubbliche amministrazioni (AGDP) e realizzata attraverso l’accordo con l’ASFOR (Associazione per la Formazione alla Direzione Aziendale) con il contributo scientifico dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne (Fondazione dell’Unione Italiana delle Camere di Commercio), ha avuto la finalità di conoscere le esigenze derivate dalla nuova funzione attribuita alla dirigenza della P.A. e dalle nuove metodologie formative che rappresentano uno strumento indispensabile per costruire e consolidare il cambiamento in atto.
La rilevazione, condotta nell’anno 2002 su un campione significativo di giovani dirigenti (sia appartenenti alla AGDP che non, provenienti da amministrazioni centrali, locali ed enti pubblici non economici), si basa su un questionario strutturato in cinque sezioni (dati generali, excursus formativo, situazione e percorso professionale, formazione fruita da dirigente e attese sulla formazione), inviato e restituito dagli intervistati utilizzando strumenti di posta elettronica.
L’obiettivo è stato quello di far emergere atteggiamenti e culture diverse del nuovo management e, quindi, le attività e le politiche necessarie per rafforzare e sostenere la dirigenza più avanzata e i comportamenti più "virtuosi".
Per la prima volta, si è realizzata una ricerca su un panel molto giovane.
La ricerca costituisce, dunque, un evento in sé per il tema trattato e per il campione, cioè per la significativa presenza di un gruppo giovane nel management della pubblica amministrazione.

Dott. Francesco Verbaro, Presidente Associazione Giovani Classi Dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni (Agdp)
Dott. Claudio Poli, Presidente Associazione per la Formazione alla Direzione Aziendale (ASFOR)
Prof. Luigi Pieraccioni, Presidente Istituto Guglielmo Tagliacarne


2. L’excursus formativo

L’indagine consente di osservare in prima analisi i livelli di formazione dei giovani dirigenti, la cui età media è di 36 anni, in prevalenza laureati in Giurisprudenza, Economia e Scienze politiche, curriculum al quale si è aggiunta una formazione ulteriore che ha riguardato non solo corsi di formazione presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, ma nel 40% dei casi anche altre esperienze come Master (finanza, economia applicata, diritto amministrativo) e varie scuole di specializzazione.
Tra le conoscenze di base rientrano invece ormai nel bagaglio del dirigente le lingue e gli strumenti informatici: nel primo caso (fig. 1) emerge in modo estremamente diffuso la lingua inglese (conosciuta nel 93,9% dei casi, all’interno dei quali è molto consistente la quota di coloro che dichiarano una padronanza approfondita) seguita da quella francese (49%), mentre appare meno diffusa, seppur presente, la conoscenza dello spagnolo (18%) e del tedesco (8,1%).

 

Fig. 1 – Il livello di conoscenza delle lingue straniere (valori %)

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Per quanto riguarda l’utilizzazione delle tecnologie e delle applicazioni informatiche (fig. 2), il dato rilevato è decisamente positivo: al di là di un impiego ormai generalizzato degli strumenti, emerge una notevole familiarità con l’impiego di Internet, della posta elettronica e della videoscrittura, caratterizzante la quasi totalità dei giovani dirigenti intervistati, due terzi dei quali si considerano peraltro esperti nell’utilizzazione di questi strumenti.

Con riferimento ai fogli elettronici e soprattutto alla gestione di archivi la quota di utilizzatori si riduce a 83,7% e a 69,4%, cogliendo in questo caso una maggiore caratterizzazione specialistica dei programmi informatici, per i quali la maggior parte dei rispondenti si ritiene un semplice utilizzatore (la quota relativa è pari a 46,3% per coloro che utilizzano fogli elettronici e soprattutto 79,4% per coloro che nel proprio lavoro si servono di software per la gestione di data base).

Fig. 2 – Livello di conoscenza delle tecnologie e delle applicazioni informatiche (valori %)


3. Il percorso professionale

Un aspetto che in prospettiva caratterizzerà sempre più le nuove figure dirigenziali della P.A. riguarda le possibilità di crescita nel percorso professionale, i tempi di questi sviluppi (spesso in passato molto più lunghi a confronto di altre realtà) e l’opportunità di osmosi di conoscenze e professionalità con il mondo del privato. I risultati della rilevazione presentano rispetto al primo punto una situazione già in evoluzione: se il 40,8% dei giovani dirigenti intervistati occupa la propria posizione attuale da meno di un anno (e il 32,7% da meno di tre anni), il 34,8% prevede ulteriori sviluppi di carriera entro un anno e quasi la metà entro i tre (fig. 3).

In altre parole, entro tre anni l’82,6% degli intervistati attende una crescita professionale, percentuale decisamente soddisfacente rispetto a quanto forse ci si potesse aspettare. E' comunque significativo che la media di permanenza nella posizione attuale sia pari a circa 2,6 anni contro i 2 previsti per possibili cambiamenti.

Fig. 3 – Periodo dal quale ricopre la posizione attuale e tempo entro il quale prevede futuri sviluppi professionali (valori %)

Il 94% dei giovani dirigenti intervistati ha avuto precedenti esperienze professionali. A tale proposito è interessante osservare come queste abbiano riguardato non solo l’amministrazione nella quale essi attualmente lavorano (un terzo dei casi, fig. 4), ma ancor di più altre amministrazioni (37,8%) nonché esperienze esterne sia in aziende private (11,1%) che in altre attività (17,8%), come la libera professione, l’attività politica o quella universitaria.

Fig. 4 – Ambiti delle precedenti esperienze professionali (valori %)

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Un ultimo aspetto di interesse riferito sempre alle esperienze professionali pregresse è il fatto che quasi l'80% degli intervistati abbia lavorato in aree funzionali diverse da quella attuale (fig. 5).

 

Fig. 5 – Incidenza di coloro che hanno lavorato in aree funzionali diverse dalla attuale (valori %)


4. La formazione fruita

L'attività formativa ha indubbiamente rappresentato per i giovani dirigenti intervistati un aspetto molto presente nello svolgimento della propria attività: dall’indagine emerge infatti come più di cinque intervistati su sei abbia effettuato attività di formazione negli ultimi due anni (fig. 6). Ciò che invece appare un punto di una certa criticità è il fatto che quasi la metà i queste attività non siano scaturite da una pianificazione effettuata all'interno dell'amministrazione, ma piuttosto originate dalla iniziativa dei singoli.

Fig. 6 – Incidenza di coloro che hanno fruito di formazione negli ultimi due anni e modalità di pianificazione dell'attività formativa (valori %)

La modalità di progettazione più frequente per le attività svolte è quella dei corsi appositamente progettati da una struttura esterna (fig. 7), alla quale si è fatto ricorso da parte di ben oltre la metà degli intervistati (54,8%), laddove la formazione a catalogo è stata utilizzata invece nel 38,1% dei casi. Di notevole interesse anche la quota molto rilevante di corsi progettati ad hoc anche con il diretto intervento di dirigenti dell’ente (31%).

 

Fig. 7 – Modalità di progettazione dei corsi (% su coloro che hanno effettuato formazione, risposte multiple, valori in graduatoria)

Quale è stato il contenuto della recente attività formativa effettuata dai giovani dirigenti? In testa alla graduatoria stilata rispetto a questo tema (fig. 8) troviamo le competenze generali di gestione del ruolo manageriale (59,5%), seguite dalle competenze funzionali tecnico specialistiche (42,9%). Subito dopo questi argomenti, che potremmo definire come caratteristici del ruolo, troviamo due tipologie di corsi mirati allo sviluppo di skills forse più vicini, perlomeno allo stato attuale, alla sfera delle attività private: "Sviluppo della capacità di comunicazione/negoziazione" e "Sviluppo della capacità di leadership" (in entrambi i casi con quote pari a 33%). Questi temi stanno evidentemente entrando sempre più nel nuovo modo di interpretare il ruolo dirigenziale nel pubblico impiego, e non a caso emersero anche tra i principali requisiti richiesti alle nuove professionalità di possibile introduzione nella P.A. all’interno della ricerca del Dipartimento della Funzione Pubblica citata nella premessa.

Sempre nella graduatoria redatta in base alle risposte sui contenuti dei corsi seguono gli item già citati le conoscenze informatiche (31%), l'aggiornamento normativo (31%), le conoscenze linguistiche (21,4%) e la gestione dei collaboratori (11,9%).

Fig. 8 – Contenuto/oggetto dell'attività di formazione fruita (% su coloro che hanno effettuato formazione, risposte multiple, valori in graduatoria)

I corsi frequentati sono stati in prevalenza erogati da società di consulenza/formazione (57,1%) o da scuole delle pubbliche amministrazioni (35,7%). Nella maggior parte dei casi le iniziative sono state finanziate totalmente dall'ente con risorse proprie (88,1%).

Con riferimento alle sedi di erogazione della formazione, al di là delle indicazioni attese, ovvero quelle riguardanti quali possibili luoghi lo stesso ente o strutture presenti in Italia al di fuori della regione di lavoro (spesso identificabili con le scuole), appare degno di nota il riferimento alla formazione a distanza (14,3%) e, seppure con una incidenza molto contenuta, la segnalazione di attività di formazione realizzate all'estero (4,3%).

Con riferimento alla durata dei corsi la modalità ampiamente prevalente è quella di più moduli per più giorni (69%, fig. 9), laddove il tempo dedicato alle attività appare invece più variabile: si va quasi indifferentemente dalle 3-4 ore alle 7-8 ore alle 5-6 ore, mentre è molto più ridotto il ricorso a tempi ridotti a 1-2 ore, modalità riservata in prevalenza a temi specifici come la formazione finalizzata allo sviluppo delle conoscenze linguistiche.

Fig. 9 – Durata dell'attività di formazione fruita (% su coloro che hanno effettuato formazione, risposte multiple, valori in graduatoria)

 

Quasi il 70% degli intervistati si dichiara soddisfatto della formazione fruita (fig. 10), dato positivo che si associa alla percentuale pari a zero di dirigenti del tutto insoddisfatti. Tra coloro che si sono dichiarati poco soddisfatti (14,3% del totale), le motivazioni maggiormente ricorrenti riguardano la genericità dei programmi, ritenuti non tarati sui fabbisogni della P.A., e la durata dei corsi, reputata insufficiente od eccessiva.

Fig. 10 – Livello di soddisfazione in merito alla formazione fruita (valori %)

L'attività formativa si inserisce in contesti lavorativi diversi, e non sempre senza qualche difficoltà (fig. 11): la principale criticità evidenziata in proposito riguarda il fatto di dover effettuare l'attività durante gli orari lavorativi (52,4%), così come segnalazioni significative riguardano la rispondenza delle attività proposte rispetto alle esigenze (45,2%) e la sensibilità alle attività formative della amministrazione di appartenenza (42,9%). Sono ritenuti invece meno influenti aspetti come le modalità di erogazione delle attività, la lunghezza dei corsi o l'accessibilità delle sedi.

 

Fig. 11 – Difficoltà incontrate nell’usufruire delle attività formative derivanti dal proprio incarico (% su coloro che hanno effettuato formazione, risposte multiple, valori in graduatoria)

 

Un ultimo aspetto di notevole arricchimento nello sviluppo professionale, non solo per la nuova dirigenza, ma probabilmente per molta parte del personale della P.A., riguarda la possibilità di scambi e/o la condivisione di esperienze con altre realtà.

Il quadro che emerge dall'indagine mostra in tal senso una certa presenza del fenomeno (fig. 12), con una maggior ricorrenza di confronti con altre amministrazioni italiane (36,2%, in pratica oltre un dirigente su tre), e una presenza comunque significativa anche di reciproci scambi culturali con amministrazioni straniere (24,4%) e con imprese private (20%).

Fig. 12 – Negli ultimi due anni ha partecipato ad incontri finalizzati allo scambio o condivisione di esperienze con altre amministrazioni italiane, straniere o imprese private (incidenza %)


5. Le attese sulla formazione

L'ultimo ambito di approfondimento della ricerca si è focalizzato sul tema delle attese riposte dai giovani dirigenti sulla attività formativa. A tale riguardo il giudizio sull'importanza della formazione, chiaramente positivo per quanto già visto in precedenza, è praticamente plebiscitario (fig. 13): essa non rappresenta solamente un punto fondamentale per il proprio sviluppo professionale (81,6%), ma anche un fattore di crescita e miglioramento per l'intera amministrazione di riferimento (85,4%).

Fig. 13 – Le attese sulla formazione: è una leva utile al proprio sviluppo professionale e alla crescita e al miglioramento dell'amministrazione? (incidenza %)

 

Quali fattori sono ritenuti determinanti (e quindi discriminanti) per la scelta di una attività formativa? Secondo gli intervistati prevale su tutti la professionalità dei docenti (53,1%, fig. 14), cui segue a breve distanza in termini di preferenze la chiarezza della proposta (50%). Sono comunque considerati rilevanti anche aspetti quali l'equilibrio tra teoria e pratica, il fatto che i contenuti siano mirati alle esigenze dell'amministrazione e a quelle del dirigente, nonché l'affidabilità del soggetto organizzatore. Ritorna, infine, la necessità di apertura a confronti con esperienze private, prima ancora, anche se di poco, di quelle sperimentabili con altre amministrazioni.

Fig. 14 – I fattori discriminanti nella scelta di una attività formativa (valori % in graduatoria, risposte multiple)

 

Il tema della difficoltà nel trovare tempi adeguati allo svolgimento di attività formative è emerso con evidenza in diversi momenti della ricerca: la soluzione proposta dai giovani dirigenti intervistati è una disponibilità quasi totale ad investire/utilizzare parte del proprio tempo personale per partecipare a corsi di formazione (98%).

A conferma (se ce n’era bisogno) dell’importanza attribuita alla interazione tra amministrazioni, la modalità di erogazione ritenuta più efficace è, con notevole distacco rispetto ad altre possibili formule, la formazione inter-amministrazioni (73,5%, fig. 15), possibilmente intersettoriale, in modo da porre a confronto le esperienze ed evidenziare i casi di successo. Tra le altre soluzioni proposte, il 57,1% delle preferenze va alla formazione integrata (aula e formazione a distanza od on line), e il 46,9% alla formazione su progetti applicativi con una assistenza del consulente/formatore all’interno dell’amministrazione.

Fig. 15 – Modalità di erogazione di formazione ritenute più efficaci (valori % in graduatoria, risposte multiple)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Volendo incentrare l’attenzione sui requisiti ritenuti fondamentali da parte degli intervistati per la gestione del proprio lavoro, si è effettuato un incrocio delle risposte con l’attività di formazione effettivamente fruita (fig. 16). Al di là del livello delle percentuali rilevate, si coglie da un lato, l’importanza attribuita dai giovani dirigenti ai diversi skills, e dall’altro, la coerenza di questa con la corrispondente attività formativa svolta.

I risultati ottenuti sono piuttosto interessanti: corrispondono anzitutto abbastanza in termini di ranking le quote relative alla capacità di comunicazione/negoziazione (che diventa però prioritaria nella percezione degli intervistati per l’83,3% del totale), alla capacità di leadership (che sale dal quarto al secondo posto) e alle competenze generali del ruolo manageriale (che scendono dalla prima alla terza posizione).

In due casi invece, si riscontra uno "scompenso" tra la formazione fruita da una parte ed l’importanza attribuita dall’altra: nel caso delle competenze funzionali tecnico specialistiche si rileva una maggiore focalizzazione dell’attività formativa rispetto all’importanza attribuita dagli intervistati, mentre con riferimento alla gestione dei collaboratori si verifica il caso contrario, ovvero l’aspetto è ritenuto prioritario dai giovani dirigenti interpellati (57,4% del totale) a fronte di una attività formativa posizionata al penultimo posto nelle preferenze generali.

Fig. 16 – Requisiti ritenuti molto importanti nel proprio lavoro e formazione svolta sui temi negli ultimi due anni (valori %, nel grafico sono evidenziate le percentuali relative al primo aspetto)

Meno importanti appaiono invece requisiti quali la conoscenza delle lingue (rispetto alla quale sono poste su un piano più importante le competenze informatiche), mentre tra gli item lasciati alla libera indicazione da parte dei rispondenti si segnala la capacità ad avere un approccio nella programmazione del lavoro a medio lungo termine.

Nella fig. 17 viene posto a confronto il giudizio su quanto abbia investito la propria amministrazione in formazione negli ultimi due anni con l’opinione su quanto sia importante la formazione da parte dei rispondenti per la crescita della stessa, domanda i cui risultati sono stati già presentati nella fig. 13. Viste le evidenti differenze nella distribuzione delle risposte, la percezione degli intervistati è in sostanza che la sensibilità delle amministrazioni rispetto al tema della formazione sia ancora inferiore a quanto reputato necessario.

Fig. 17 – Giudizio su quanto abbia investito la propria amministrazione in formazione negli ultimi due anni a confronto con l’opinione sull’importanza della formazione per la crescita della stessa (valori %)

 

Sotto la diretta responsabilità dei dirigenti intervistati, negli ultimi due anni sono stati effettuati corsi di formazione per il personale nella metà dei casi indagati (fig. 18), circostanza nella quale gli stessi, in quanto beneficiari indiretti, divengono probabilmente i valutatori più pertinenti dell’esito dell’investimento effettuato.

Il livello di soddisfazione nel feed back delle attività effettuate espresso dai responsabili può essere considerato positivo: il 78,3% si dichiara infatti a tale proposito "Soddisfatto" o "Molto soddisfatto", a fronte di una quota di "Poco soddisfatti" pari a 17,4% e di "Del tutto insoddisfatti" pari solamente al 4,3%.

L’ultima domanda del questionario di indagine ha infine riguardato gli argomenti più importanti da approfondire tramite attività di formazione dei prossimi due anni: la prevalenza delle indicazioni riguarda la funzione organizzativa e la gestione del ruolo manageriale (39,6%), per la quale si ribadisce un ruolo centrale, cui seguono a una certa distanza i temi del controllo di gestione (12,5%) e la funzione della comunicazione (10,4%).

Fig. 18 – Investimenti in formazione effettuati sotto la responsabilità del dirigente intervistato e soddisfazione riscontrata nel feed back (valori %)

 


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