Accompagnare le imprese italiane nella competizione globale. La formazione di ICE

Accompagnare le imprese italiane nella competizione globale. La formazione di ICE

Accompagnare le imprese italiane nella competizione globale: ICE e il valore della formazione. Intervista a Marco Pintus

Intervista a cura di Manuela Brusoni, pubblicata su formaFuturi n. 13, settembre-ottobre 2022

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Con Marco Pintus, dirigente dell’Ufficio Servizi Formativi dell’Agenzia ICE e Direttore del Master CORCE, abbiamo approfondito il tema facendo una panoramica delle attività promosse dall’ente sul fronte formativo

Da sempre l’Agenzia ICE supporta le imprese nello sviluppo di strategie per affrontare l’internazionalizzazione e cogliere le opportunità offerte dai mercati esteri. Come si è evoluto all’interno di questa missione il ruolo della formazione di qualità, che ICE ha sviluppato negli anni intorno al nucleo centrale del Master CORCE?

Rispetto agli esordi, la nostra attività si è ampliata enormemente. Nel 1962 l’ICE progetta il primo Corso di specializzazione in Commercio Estero (COR.C.E). Originariamente nasce con l’obiettivo di formare quadri destinati all’inserimento presso enti e organismi preposti a gestire rapporti economici e commerciali con l’estero (Ministero degli Affari Esteri, del Commercio con l’estero e ICE) in un’epoca di forte crescita economica, in cui però soltanto le grandi imprese e una ristretta cerchia di specialisti si aprono al commercio internazionale. Negli anni successivi, si introducono cambiamenti e si ridefinisce l’obiettivo generale del Corso, che mira a formare giovani laureati da introdurre nelle aziende esportatrici per consentire anche a quelle di piccole dimensioni di affrontare i mercati esteri. In ogni edizione vengono apportate innovazioni alla luce delle esigenze manifestate dalle imprese, con le quali ICE ha sempre avuto un contatto diretto.

In che modo l’avvicinamento ai criteri di eccellenza e agli standard di qualità promossi dall’accreditamento ASFOR ha supportato l’evoluzione del modello di formazione dell’Agenzia?

L’ormai ventennale accreditamento, come master specialistico, concesso da ASFOR al nostro Master per l’internazionalizzazione delle imprese – CORCE ha dato un impulso notevole al miglioramento di tutte le nostre attività formative, che sono rivolte prevalentemente alle aziende. A titolo esemplificativo: il livello di placement richiesto da ASFOR ci sprona costantemente a selezionare i giovani più adeguati alle necessità e aspettative aziendali e questo ha contribuito molto a fidelizzare le imprese ai nostri programmi formativi; grazie alla rete di ex allievi, accade spesso che siano ex corcisti ad assumere a loro volta nuovi corcisti, riconoscendo di fatto al master un valore relazionale che va oltre il momento prettamente formativo; l’attenta analisi dei feedback poi è sempre un ottimo strumento per migliorare la qualità.

Come si configura oggi il portafoglio dell’offerta formativa che ICE mette a disposizione delle imprese? In che modo il digitale agevola la diffusione dei contenuti formativi e il coinvolgimento delle imprese?

Le iniziative formative sono calibrate sulle necessità delle aziende: si rivolgono sia alle imprese che stanno muovendo i primi passi verso i mercati esteri, sia a quelle che hanno già avviato il loro percorso di internazionalizzazione. Spaziano dalla formazione di primo orientamento a temi più specifici riguardanti determinati settori o Paesi, o a tecniche degli scambi che trovano applicazioni trasversali; negli ultimi anni, in particolare durante e dopo la pandemia, ed è questo uno dei punti più qualificanti della nostra attività, abbiamo ampliato molto l’offerta sulle tecnologie digitali, ormai indispensabili per stare sui mercati esteri e sempre più richieste dalle aziende.  Nel complesso si tratta di corsi, seminari, affiancamenti e attività di accompagnamento all’estero. La modalità digitale ha consentito alle aziende di fruire della formazione in maniera molto più flessibile. Ai corsi tradizionali in presenza si sono aggiunti format ibridi e corsi online gratuiti, fruibili in qualsiasi momento: dalle Export Tips a corsi più strutturati sulla nostra piattaforma di e-learning, chiamata Train2Markets, al progetto Smart Export, elaborato insieme alle migliori business school italiane. Invito le aziende che ci leggono a iscriversi a queste piattaforme e visitare il nostro sito exportraing.ice.it per una panoramica completa delle nostre iniziative.

Per le imprese la formazione si può considerare un investimento immateriale: come rispondono le aziende alla vostra offerta e come contribuiscono a innovarla attraverso il loro feedback e riportando esperienze di successo, criticità o esprimendo una domanda specifica di formazione?

Il futuro, il cambiamento è, oggi più che mai, sotto i nostri occhi: sostenibilità, digitale e innovazione costituiscono un nuovo paradigma che caratterizzerà la ripartenza post-Covid, e implicano un ripensamento delle strategie di prodotto, promozione e distribuzione. Perché le abitudini di consumo sono e saranno sempre più orientate verso i canali digitali. È quindi anche per recepire la domanda che arriva dalle aziende che stiamo insistendo molto sulle tematiche digitali, sull’e-commerce e sulla sostenibilità intesa come leva per l’internazionalizzazione. Le iniziative sul territorio e i nostri partner in loco sono come antenne che ci consentono di restare costantemente in ascolto attivo per intercettare nuovi bisogni. Le storie di successo sono sempre elemento di orgoglio e soddisfazione, oltre a rappresentare un modello cui ispirarsi, ma è dalle criticità che cerchiamo di trarre gli spunti per migliorare.

In che modo e con quali strumenti riuscite a valorizzare a vantaggio delle aziende italiane l’attività del vostro centro studi e le relazioni con il mondo accademico fornendo loro una visione dei mercati e dell’economia internazionali?

La presentazione annuale del Rapporto ICE sull’Italia nell’Economia Internazionale è un punto di riferimento per imprenditori ed esperti di internazionalizzazione. Il Rapporto, redatto dall’Agenzia ICE con il contributo di un comitato editoriale formato da accademici ed esperti, che si avvale anche della collaborazione di ricercatori e istituzioni e che in questi ultimi quattro anni si presenta con un format più snello e più fruibile dalle imprese, costituisce il principale strumento di informazione e analisi sul posizionamento competitivo del sistema produttivo italiano nel contesto globale. È un documento che fornisce spunti interpretativi sulla struttura e la dinamica del commercio estero e dell’internazionalizzazione dell’Italia in confronto agli altri grandi player mondiali. Il Rapporto esamina, inoltre, la proiezione estera delle aziende italiane secondo le diverse categorie dimensionali e dà conto dell’azione del sistema pubblico posto a sostegno delle imprese che operano sui mercati esteri. Anche l’Annuario Commercio estero e attività internazionali delle imprese, frutto della collaborazione tra l’Istituto nazionale di statistica e l’ICE, ha l’obiettivo di mettere a disposizione degli operatori economici un’ampia base informativa sugli scambi di merci e servizi e sugli investimenti diretti esteri dell’Italia.

Il Made in Italy non è caratterizzato solo dalle filiere più iconiche a tutti note, ma include un fitto tessuto di imprese produttive collocate in nicchie di mercato spesso leader a livello mondiale. Esistono strategie mirate per i diversi settori industriali o possibilità di personalizzazione di piani formativi?

L’export italiano è trainato dalle PMI che, soprattutto alla luce delle difficoltà di questi ultimi anni, abbiamo messo al centro della nostra azione: un piano di 20 nuove azioni, con il digitale e la formazione come pietre angolari, per supportarne il posizionamento sui mercati. È proprio pensando alle esigenze delle aziende piccole e medie che l’ICE, oltre a esser tornato sui territori attraverso i desk regionali, crea anche format settoriali, prevede spesso collegamenti con i responsabili degli uffici esteri nei Paesi di destinazione del nostro export, spinge all’utilizzo di piattaforme e-commerce e della tecnologia blockchain. Realizza, inoltre, progetti formativi ad hoc su richiesta di singoli committenti (“on demand”).

La formazione è una componente ineliminabile del supporto offerto alle imprese accanto al supporto organizzativo e materiale: è possibile che in questo senso il modello peculiare di ICE possa a sua volta costituire un esempio a livello internazionale?

Siamo molto soddisfatti di ciò che l’Agenzia riesce a fare nel campo della formazione, ma non spetta a noi stabilire se possiamo considerarci un esempio a livello internazionale. Per noi è fondamentale preparare le nostre PMI per i mercati esteri, anche in previsione di partecipazioni a nostre iniziative promozionali, in cui è peraltro in ballo l’immagine dell’Italia e del Made in Italy, ma è chiaro che questo tipo di supporto deve tener conto delle caratteristiche prevalenti del tessuto aziendale cui è diretto, che variano molto da Paese a Paese.

La formazione è ancora una leva essenziale per superare i momenti di continua e crescente incertezza? Quali caratteristiche e quali innovazioni sono più utili e quali sono destinate a diventare marginali? 

Lo sviluppo del capitale umano è la miglior risposta che possiamo dare alle sfide in corso. La dimostrazione l’abbiamo avuta durante la pandemia, quando la partecipazione ai corsi di formazione è cresciuta notevolmente. Giovani e imprese hanno prontamente colto l’opportunità di seguire i nostri corsi. La conoscenza consente di affrontare le nuove sfide con meno timori e maggiore consapevolezza. Diceva Philip Kotler: «L’unico vantaggio competitivo sostenibile consiste nella capacità di apprendere e di cambiare più rapidamente degli altri». La formazione ha un ruolo cruciale perché la capacità di cambiare passa necessariamente per il capitale umano delle imprese. Un Paese ricco di capitale umano, credo, è ricco o può diventarlo anche se è povero di risorse naturali. Ce lo insegna la storia economica. Sappiamo che l’innovazione tecnologica sta avendo e avrà in futuro un ruolo determinante. Basti pensare alle applicazioni dell’intelligenza artificiale, della tecnologia blockchain e all’impatto sconvolgente che tutto ciò avrà sulla vita quotidiana e sulle professionalità che saranno richieste. Attenzione però: si potrebbe pensare, nell’attuale contesto, che la formazione in presenza sia destinata a diventare marginale. Ritengo invece che continui a mantenere un’importanza cruciale per lo sviluppo delle capacità relazionali, che sono un bagaglio indispensabile nel mondo del lavoro.

IL PERSONAGGIO
Marco Pintus è dirigente dell’Ufficio Servizi Formativi dell’Agenzia ICE e Direttore del Master CORCE. Ha un’esperienza ultraventennale in ICE, durante la quale si è occupato di analisi dei mercati, servizi alle imprese e promozione del Made in Italy, con particolare riferimento ai settori della meccanica strumentale. È stato direttore degli uffici ICE di Karachi, Tripoli e Johannesburg.