L'impresa tra innovazione e valori. Marco Vergeat intervista Linda Orsola Gilli, Inaz

L'impresa tra innovazione e valori. Marco Vergeat intervista Linda Orsola Gilli, Inaz

Nel numero di dicembre 2025-gennaio 2026 di formaFuturi, l'intervista con Linda Orsola Gilli, presidente di Inaz, a cura di Marco Vergeat

Linda Orsola Gilli, Presidente di INAZ, ha ricevuto l’ASFOR-ISVI Award “Excellence Innovation” 2025 nel corso del Leadership Learning Lab ASFOR, dedicato al futuro del lavoro. Questa intervista, realizzata da Marco Vergeat, riprende e riorganizza la conversazione avvenuta in quell’occasione, restituendo i passaggi centrali di una visione d’impresa in cui innovazione tecnologica, formazione e cultura del lavoro procedono insieme alla valorizzazione delle persone e a una leadership attenta alla responsabilità sociale.

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C’è un modo di parlare di innovazione senza ridurla a un lessico di rito e senza separarla dalla sostanza umana del lavoro. È un modo che attraversa le imprese quando la tecnologia non diventa un fine, ma resta un linguaggio per costruire competenze, futuro e responsabilità condivisa. È dentro questa prospettiva che si colloca la figura di Linda Orsola Gilli, Presidente di INAZ, a cui ASFOR e ISVI hanno conferito l’Award “Excellence Innovation” 2025 durante il Leadership Learning Lab del 24 novembre.

L’azienda fondata nel 1948, oggi punto di riferimento nel software e nei servizi per la gestione del personale, è diventata nel tempo anche un presidio culturale sul tema del lavoro: formazione diffusa, osservatori, progetti editoriali e iniziative capaci di leggere i cambiamenti prima ancora di inseguirli. Non è un dettaglio di contorno, ma il tratto che rende comprensibile una visione in cui innovazione e persone non vengono mai trattate come capitoli separati.

Dalla nascita di INAZ e dall’intuizione originaria del cedolino paga fino alla formazione come leva strategica, dalla tecnologia vissuta con consapevolezza al tema del passaggio generazionale, emerge un’idea di impresa che prova a restare fedele a un principio semplice e impegnativo: far crescere l’innovazione senza perdere la centralità della persona.

Presidente Gilli, INAZ nasce nel 1948 dall’intuizione di suo padre Valerio, con un’idea geniale: il cedolino dello stipendio. Quasi ottant’anni dopo, quanto di quella prima intuizione vive ancora nelle vostre aree di attività e di innovazione?
Direi tutto. Quell’idea nasceva per semplificare la complessità, per facilitare la vita delle persone: tecnologia al servizio dell’uomo. Oggi facciamo la stessa cosa, con strumenti diversi ma con lo stesso obiettivo: rendere il lavoro più semplice, più umano, più intelligente. I nostri software gestiscono ogni aspetto dell’amministrazione del personale, dalla busta paga alla selezione, passando per la formazione. Con INAZ Academy portiamo questa conoscenza nei territori, con percorsi formativi che uniscono competenze tecniche e umanistiche. E attraverso il Centro Studi e la “Piccola Biblioteca d’Impresa” offriamo strumenti di riflessione a manager e professionisti. La tecnologia è solo un mezzo: il fine resta la persona.

Quanto è stato difficile tenere insieme la continuità familiare e l’innovazione manageriale in un settore che cambia così rapidamente?
Non facile, ma stimolante. I valori della famiglia sono la base che ci ha permesso di affrontare il cambiamento con coraggio. La tradizione non frena l’innovazione, la protegge.

Lei spesso dice che “INAZ è un’impresa di persone per le persone”. Cosa significa, concretamente, nel quotidiano di un’azienda tecnologica?
Significa che le persone non sono un mezzo, ma il fine. La tecnologia è importante, ma senza persone competenti e motivate non funziona nulla. Per questo investiamo tanto in formazione continua, con corsi che uniscono competenze digitali, normative ed etiche. L’INAZ Academy è un laboratorio di crescita: migliaia di giovani formati nelle nostre sedi trovano lavoro in azienda o nelle imprese clienti. La formazione è anche culturale, non solo tecnica: è l’antica idea di paideia, che unisce sapere, etica, spiritualità e consapevolezza. In un mondo che va verso l’intelligenza artificiale, dobbiamo coltivare l’intelligenza umana. Dobbiamo, cioè, avere continua coscienza del nostro essere e del nostro agire.

E ora che i suoi figli lavorano con lei, come sta vivendo questa nuova “transizione generazionale”?
Con serenità. Loro portano competenze nuove, più digitali e internazionali. Io porto l’esperienza. È un passaggio naturale: la cosa importante è condividere i valori dell’azienda e la visione.

INAZ è una realtà unica: un’azienda tecnologica che è anche una media company. Da dove nasce questa scelta di comunicare cultura d’impresa anche con libri, film, arte?
Nasce dal desiderio di condividere conoscenza. Abbiamo una storia, un patrimonio di idee e valori: ci è sembrato naturale raccontarlo e metterlo a disposizione di tutti. I nostri docufilm, Il fattore umano e L’energia della creazione, emozionano e mostrano il lavoro nella sua realtà concreta. Con le immagini si racconta in modo diretto, profondo. I libri della Piccola Biblioteca d’Impresa, che fanno perno sui nostri convegni annuali, vengono letti, discussi, usati nella formazione: sono un dialogo tra economia e pensiero umanistico. Il Centro Studi è un punto di riferimento per interpretare i cambiamenti in atto, così come Il caffè normativo, appuntamento quindicinale gratuito per gli esperti di settore: in un’epoca veloce, crediamo che l’impresa debba essere anche un luogo di cultura.

E la bellezza? Lei promuove anche mostre e iniziative artistiche. Che legame vede tra bellezza e impresa?
La bellezza educa. Ci insegna a guardare, ad ascoltare, a dare forma alle idee. Un’impresa che coltiva la bellezza costruisce meglio, anche nei numeri, perché mette armonia nelle relazioni. Abbiamo realizzato mostre, sostenuto artisti e realizzato i nostri uffici con la massima cura: crediamo che uno spazio armonioso favorisca il benessere e la creatività. Per me, la bellezza è parte integrante della responsabilità sociale d’impresa: è un modo per dire che il lavoro non è solo performance, ma anche cultura e relazione.

A proposito di intelligenza artificiale e digitalizzazione. Che spazio resta per la cultura umanistica in un’impresa high tech?
Tantissimo. La tecnologia serve, ma la cultura umanistica dà il senso e la direzione. È quella che ci ricorda perché innoviamo e per chi. L’innovazione non può essere disgiunta dall’etica, dalla coscienza e dal rispetto della persona. Come si usa dire, Human in the loop: è l’uomo che supervisiona, che governa la macchina. E non viceversa.

Lei ha detto: “Un’impresa seria non può non partecipare alla crescita culturale del Paese”. Come si traduce questa idea nelle vostre scelte quotidiane?
Si traduce in ogni progetto, anche il più tecnico. Ogni software, ogni pubblicazione, deve avere ricadute positive sulla società. Crediamo che un’impresa viva nel Paese e debba contribuire non solo alla crescita economica, ma anche culturale. Per questo produciamo ricerche, promuoviamo dibattiti sull’etica della tecnologia, sosteniamo percorsi formativi. Senza etica non c’è vera innovazione: l’intelligenza artificiale deve servire al bene comune, non viceversa. Il profitto è necessario per crescere, ma il senso si misura con ciò che lasciamo agli altri.

Lei è spesso indicata come esempio di “leadership umanistica”. Come la definirebbe?
È una leadership che ascolta, che dà fiducia, che guida con l’esempio. In modalità prima inter pares. Quindi, non comanda, accompagna. È una leadership di responsabilità e di cura. Per esempio, noi concepiamo l’intelligenza artificiale come uno strumento che sgrava la persona dai compiti più ripetitivi liberandone la creatività e la riflessione.

Viviamo un tempo di grandi trasformazioni: demografia, nuove culture e forme del lavoro, intelligenza artificiale. Come cambia, secondo lei, il concetto stesso di “lavoro”?
Cambia negli strumenti, ma non nel senso: lavorare resta creare, contribuire, dare valore. L’intelligenza artificiale deve ampliare le possibilità delle persone, non ridurle, arricchire l’essere umano, non impoverirlo. Abbiamo ascoltato stamattina una riflessione importante: il lavoro resta un fatto relazionale, creativo e comunitario, anche nell’era del digitale. Il rischio è che il lavoro diventi solo esecuzione. Il nostro compito è fare in modo che resti espressione di talento, responsabilità e libertà. Il futuro del lavoro è umano o non è, non sarà.

Dopo tanti anni di guida, qual è la lezione più importante che sente di aver imparato — e quella che vorrebbe trasmettere ai giovani leader?
Che nulla si costruisce senza passione e senza persone. Ai giovani direi: abbiate visione, ma anche cura. L’impresa è un progetto umano, prima ancora che economico.

IL PERSONAGGIO
Maturità classica al liceo Parini di Milano e laurea in Economia Aziendale all’Università Bocconi, Linda Orsola Gilli entra nel 1978 in INAZ, l’azienda di famiglia fondata dai genitori nel 1948, leader nei servizi per la gestione del personale. Nel corso della sua carriera ricopre i ruoli di Direttore Marketing, Direttore Generale, Amministratore Delegato (per vent’anni) e, dal 2004, ricopre anche il ruolo di Presidente. Sotto la sua guida, INAZ ha affrontato una profonda trasformazione tecnologica e digitale, coniugando innovazione e competenze normative e management. È Consigliere di Buzzi Unicem e di Avvenire, è stata sostenitrice della Fondazione Centesimus Annus e della Cattedra AIdAF EY Bocconi, ed è Cavaliere del Lavoro dal 2007. Dal 2019 promuove il corso “Cultura per l’impresa” presso il Collegio Universitario Lamaro Pozzani, di cui è stata Presidente. Nel 2022 è stata nominata Presidente del Collegio dei Probiviri della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro e ha ricevuto il premio “Di padre in figlio”. Madre di tre figli, continua a promuovere innovazione, cultura e responsabilità sociale come valori fondanti dell’impresa. Emblematico è un pensiero di Goethe che Linda Gilli ha fatto suo e che spesso richiama “quello che hai avuto in dono riconquistalo se vuoi che diventi veramente tuo” che ben sintetizza il suo “essere”.L'INTERVISTA DEL MESE